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Come fare decluttering digitale e aumentare il benessere della nostra identità digitale?

Lo abbiamo chiesto al professore Paolo Granata, innovatore nel campo dell’ecologia dei media e della comunicazione, docente per quindici anni all’Università di Bologna e ora all’Università di Toronto.

“Toronto è la mecca degli studi di comunicazione per l’influenza esercitata fin dagli anni ‘50 da Marshall McLuhan” – racconta il professor Granata – “da questo osservatorio privilegiato guardiamo con interesse a quello che succede nella vita digitale e tecnologica dell’europa e del Nord America”

Per studiare e capire i risvolti e le prospettive etiche che possono guidare lo sviluppo tecnologico, il professor Granata ha fondato il Media Ethics Lab, un hub di ricerca che studia i modi in cui le pratiche dei media digitali e le tecnologie emergenti sono contrassegnate da questioni etiche, politiche, sociali e culturali.

I MEDIA SONO TERRITORI ABITATI

“Il mio lavoro si concentra sull’equità digitale, la diversità e l‘inclusione per esplorare il potenziale offerto dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione” e nel suo libro Ecologia dei Media il professor Granata propone una visione sistemica degli stessi, in base alla quale i media sono concepiti come veri e propri ambienti.

Un insieme di forme culturali, tecnologiche e comunicative al cui interno l’uomo si trova a vivere, agire e dove il linguaggio è estremamente importante. 

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“Noi non diciamo per esempio uso Facebook ma sono su Facebook. Essere e avere connotano l’identità profonda dell’essere umano e il linguaggio usato per descrivere gli strumenti digitali della quotidianità, riflette la percezione profonda del loro essere spazi, ambienti in cui stiamo”.

DIGITAL DECLUTTERING E DIGITAL WELL – BEING

Concependo media e tecnologia come ambienti ci accorgiamo che non si può stare dappertutto e per alleggerire il sé digitale è necessario fare spazio: digital decluttering, il punto focale dell’ecologia dei media.

“Le tecnologie digitali non sono strumenti ma ambienti che offrono uno spazio dell’abitare e del vivere dove conduciamo le nostre vite, per favorire il benessere della persona e il suo digital well-being dobbiamo correre ai ripari”.

PRENDIAMOCI CURA DEL NOSTRO SÉ DIGITALE

Dal momento che gran parte della nostra vita si svolge online, dobbiamo imparare a prenderci cura del nostro sé digitale e ricordarci che non è separato dal nostro sé fisico, quello che facciamo nel mondo online ha infatti una ricaduta sulla nostra esistenza offline e viceversa.

“Con la pandemia ci siamo catapultati nel digitale quasi ci avessero invitato a un banchetto, offrendoci una quantità sproporzionata di cibo da ingerire” – continua Granata – ”Il problema è che non abbiamo alcuna competenza su quale cibo fa bene o male, quanto e quando mangiare, non abbiamo le competenze per gestire questa opulenza informativa”.

OPULENZA GENERA IGNORANZA. QUANDO HAI TROPPO NON HAI NULLA

Prendersi cura della propria identità digitale significa filtrare, imparare a selezionare levando il superfluo per individuare l’essenziale.

Questo punto è fondamentale per la crescita dell’essere umano, se c’è troppo non sappiamo distinguere.

L’opulenza di informazioni e contenuti di intrattenimento e svago distraggono da ciò che conta davvero, e i grandi colossi questo lo sanno bene.

Le persone vengono appunto acchiappate maggiormente da frivolezze che le tengono incollate agli schermi anziché da informazioni che generano riflessioni e ragionamenti.

NON SIAMO CONSUMATORI, SIAMO IL PRODOTTO 

In questo nuovo universo dei media siamo il prodotto di quel business model.

Noi siamo il contenuto di queste piattaforme sociali, senza di noi non ci sarebbe senso e infatti se qualcosa è gratuito il prodotto sei tu: tu sei il prodotto secondo le leggi del mercato che regolano le economie digitali”-  ma questa gratuità la dobbiamo in qualche modo pagare sostiene il professor Granata – “la moneta che usiamo è il nostro tempo, la nostra quotidiana distrazione”.

Non siamo semplici consumatori quindi, ma siamo immersi in ambienti dove non c’è spazio per una riflessione misurata dove, anziché agire, siamo agiti da un sistema invisibile che agisce in maniera costante e subdola.

Oggi siamo talmente immersi nei media contemporanei che rimane poco spazio per le riflessioni e vige un senso di conformismo e uniformità dove tutto sembra uguale (stessi filtri, stesse cose).

AFFRETTATI LENTAMENTE 

L’ecologia dei media promuove l’equilibrio tra il mondo dell’online e quello dell’offline.

L’umanista Aldo Manuzio diceva Festina Lente: affrettati lentamente” e il professor Granata invita a procedere nello stesso modo: “Procediamo nella società digitale ma facciamolo lentamente, con misura, moderazione, equilibrio, il movimento Slow Media promuove proprio questa dieta digitale”.

Armonia, equilibrio dinamico permettono di andare avanti senza essere risucchiati dal vortice della vita digitale, la moderna ecologia dei media promuove infatti il decluttering e il digital detox.

SOTTRARRE PER AGGIUNGERE CONSAPEVOLEZZA 

Per meglio comprendere il digital detox e la sua importanza, il professor Granata durante i suoi corsi organizza un esperimento in cui gli studenti devono sigillare in una busta il proprio smartphone, smettendo completamente di usarlo per tre interi giorni.

L’esperimento fa riflettere sul significato dell’aggiungere o del sottrarre qualcosa nelle nostre vite, perché solo quando togli qualcosa ne capisci davvero l’uso.

Il decluttering digitale è proprio sottrarre per aggiungere consapevolezza, per portare una maggiore riflessione e cura della propria identità digitale con conseguente aumento del digital wellness.

Questo punto è cruciale nell’ecologia dei media e nello slow media: per sopravvivere alla opulenta comunicazione che ci circonda, non dobbiamo farci fagocitare da questi modelli di business immersivi che non lasciano spazio al pensiero.

COME DISTINGUERE L’ESSENZIALE DAL SUPERFLUO? CONSIGLI PRATICI

Per stare meglio con il sé digitale è fondamentale evitare il multitasking.

“Il nostro spirito così come la nostra mente, non è adatto a gestire in maniera conscia così tante informazioni; così facendo si rischia di perdere energia mentale e focus”- Granata racconta che – ”studi dimostrano che il multitasking ha effetti negativi sul modo di leggere e saltare alla frase successiva senza completare il periodo”. 

La tendenza a saltare le cose è l’effetto cognitivo di questa attitudine al multitasking, quindi il consiglio è di fare una cosa alla volta, farla bene e in modo immersivo.

Un altro consiglio prezioso è quello di togliere le notifiche e darsi un tempo , magari usando la tecnica del pomodoro – il classico timer da cucina – in questo modo il tempo avrà una densità maggiore e noi ne saremo maggiormente consapevoli.

Attivare lo screen time sul proprio cellulare e imparare a gestire meglio le nostre email, sono ulteriori sane abitudini che dovremmo imparare a usare ogni giorno.

La mail è il ricettacolo della nostra vita lavorativa, per evitare confusione si possono creare caselle e categorie e non usare la mail come la propria to do list.

Se per esempio serve poco tempo per rispondere a una determinata mail il consiglio è di farlo subito, posticipando i minuti che dedichi a quella attività aumentano.

La cura del sé digitale dovrebbe quindi rientrare nella beauty routine che dedichiamo quotidianamente al nostro sé fisico. Ci ringrazieranno entrambi.